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Dal 2003 esiste a Bari un Club della canzone d’autore
Nel 1972, cinque anni dopo la morte di Luigi Tenco, nasce a Sanremo il Club Tenco, che già dopo pochi anni di attività diventerà il riferimento più alto della canzone d’autore in Italia. L’11 gennaio 1999 se n’è andato Fabrizio De Andrè, forse il più grande dei poeti cantautori italiani, che in un’intervista del 1993 dichiarava “…oggi sono più portato ad ascoltare giovani che stanno recuperando antiche tradizioni popolari, soprattutto in Puglia…Alcuni giovani stanno raccontando storie di tutti i giorni nella loro lingua originale…. E bisogna tenere presente che una canzone, per essere riuscita, dovrebbe avere due possibilità di lettura. Quindi canzoni che lì per lì possono sembrare di evasione, di amore, scavando puoi trovare anche il sociale….” Nel 2006, su iniziativa di un piccolo gruppo di giovani appassionati, è nato a Bari, centro di quella Puglia a cui accennava De Andrè, il club della canzone d’autore “Città di Bari”.
Per scoprire se
sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta…
Negli ultimi anni se ne sono andati Ivan Graziani, Fabrizio De Andrè, Leo Ferrè, Umberto Bindi, Pierangelo Bertoli, Giorgio Gaber e Bruno Lauzi, questi appassionati della canzone d’autore sentono di dovere qualcosa a questi “compagni di viaggio”, a questi e a tanti altri che continuano ad accompagnare la nostra vita, coi loro versi messi in canzone…Come le nuvole che ci seguono portandoci addosso una voglia di pioggia o una sana inquietudine o come il sole nella pioggia che ci spinge a ripartire con fiducia.
In questa città possono essere in tanti a voler coltivare la passione per i cantautori, una passione fatta di incontri più o meno regolari nei vari ritrovi della città, luoghi un cui è possibile scambiare ricordi ed emozioni, ma anche suonare la chitarra e cantare quelle canzoni che hanno percorso questi anni, come una colonna sonora dentro un film. Ecco allora nascere serate dedicate ad esempio a Piero Ciampi, dimenticato e folle poeta livornese che disse “non Dio, decido io….” e si lasciò morire con l’alcool non senza lasciarci autentici capolavori e un’eredità raccolta da gente come Gino Paoli e Nada.
Ma il club è nato anche per organizzare rassegne per favorire lo sprigionamento di tante energie inespresse di questa città, in un’epoca in cui il cantautore non è più di moda e altre musiche si affacciano prepotentemente alla ribalta, cercando di promuovere quel che di buono esiste e stenta a decollare perché “gli occhi gridano agli occhi, e le bocche stanno a guardare, e le orecchie non vedono niente, tra Babele e il Villaggio Globale…e c’è un forte rumore di niente…”.
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